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Fattura in regime forfettario: cosa scrivere, cosa non mettere e un esempio completo

Niente IVA, niente ritenuta, ma due diciture precise e spesso una marca da bollo da 2 euro. Ecco come si prepara una fattura corretta nel regime forfettario, con i numeri passo per passo.

FATTURA

In breve

Nella fattura del forfettario non si addebita l’IVA e non si applica la ritenuta d’acconto. Va indicata la dicitura “Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014”, e per i professionisti anche quella sull’esclusione dalla ritenuta. Sopra 77,47 euro si applica il bollo da 2 euro. La rivalsa INPS 4% è facoltativa e fa parte del compenso.

Le regole di base del forfettario in fattura

Il regime forfettario è il regime agevolato per persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro. Il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi e su quel reddito si paga un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di una nuova attività se ricorrono le condizioni. Se nel corso dell’anno si superano i 100.000 euro, il regime cessa subito e l’IVA è dovuta già dalle operazioni che fanno superare la soglia.

Per la fattura questo significa tre cose pratiche:

  • Niente IVA: il forfettario non addebita l’imposta al cliente e non la detrae sugli acquisti.
  • Niente ritenuta d’acconto: il cliente, anche se è un’azienda, paga l’intero importo.
  • Diciture obbligatorie: la fattura deve spiegare perché l’IVA (e, per i professionisti, la ritenuta) non c’è.

Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari, a prescindere dai ricavi, devono emettere la fattura in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio (SdI). Il contenuto resta quello descritto qui; cambia solo il formato, un file XML. Per i dettagli tecnici vedi la guida su come creare la fattura elettronica senza software a pagamento.

Nota: questo articolo spiega le regole generali e non sostituisce il consiglio del tuo commercialista.

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Le diciture obbligatorie, parola per parola

La guida dell’Agenzia delle Entrate per i forfettari indica di riportare nella fattura il riferimento normativo che giustifica l’assenza dell’IVA. La formula usata in pratica è:

“Operazione effettuata in regime forfettario ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 e successive modificazioni.”

Se sei un professionista (lavoratore autonomo) e fatturi a un’impresa o a un altro professionista, aggiungi una seconda causale:

“Operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, Legge n. 190 del 2014.”

Senza questa frase molti clienti applicano per abitudine il 20% di ritenuta e ti pagano meno del dovuto. Con la frase in fattura il loro ufficio amministrativo sa che non deve trattenere nulla.

Nella fattura elettronica queste informazioni vanno anche nei campi strutturati: il regime fiscale è “RF19 – Regime forfettario” e ogni riga ha aliquota IVA 0% con natura “Non soggette – altri casi” (codice N2.2). La dicitura testuale va nel campo Causale.

FATTURA§
Due diciture: una per l’IVA, una (solo professionisti) per la ritenuta.

Gli altri dati da indicare

Oltre alle diciture, la fattura del forfettario contiene gli stessi dati di qualsiasi fattura:

  • numero progressivo e data di emissione;
  • i tuoi dati: nome e cognome, indirizzo, partita IVA e codice fiscale;
  • i dati del cliente: denominazione o nome, indirizzo, partita IVA o codice fiscale;
  • descrizione chiara del servizio o dei beni, con quantità e prezzo;
  • l’importo totale, che coincide con quello da pagare;
  • la marca da bollo, se dovuta;
  • modalità e termini di pagamento (IBAN), non obbligatori ma molto utili.

Per un modello pronto puoi partire dal fac-simile di fattura forfettario.

La marca da bollo da 2 euro

Le fatture senza IVA per importi superiori a 77,47 euro sono soggette all’imposta di bollo di 2 euro. Per il forfettario è quasi sempre il caso, perché la natura N2.2 rientra tra quelle che fanno scattare il bollo.

Nella fattura elettronica non si incolla nessuna marca: si imposta il campo Bollo virtuale su “SI”, e la guida dell’Agenzia per i forfettari precisa che i 2 euro vanno inclusi nel totale del documento se li addebiti al cliente. L’imposta si paga poi con F24 a cadenza trimestrale, sulla base dell’elenco che l’Agenzia predispone nel portale Fatture e Corrispettivi:

TrimestreScadenza
1° trimestre31 maggio (30 settembre se l’importo non supera 5.000 euro)
2° trimestre30 settembre (30 novembre se 1° + 2° non superano 5.000 euro)
3° trimestre30 novembre
4° trimestre28 febbraio dell’anno successivo

Il bollo è a carico di chi emette la fattura, ma è prassi riaddebitarlo al cliente come voce separata. In quel caso i 2 euro riaddebitati sono comunemente considerati parte dei ricavi del forfettario: chiedi conferma al tuo commercialista su come trattarli.

FATTURA%IVA 22%+ 40.00
Sopra 77,47 euro senza IVA: bollo virtuale da 2 euro.

Rivalsa INPS 4% e contributo integrativo nel forfettario

Se sei un professionista iscritto alla Gestione separata INPS puoi addebitare al cliente una rivalsa INPS del 4% sul compenso. È una facoltà, non un obbligo, e conviene concordarla prima. Attenzione: per il forfettario la rivalsa è a tutti gli effetti compenso. Aumenta la base su cui calcoli l’imposta sostitutiva e conta per il limite di 85.000 euro.

Se invece sei iscritto a una cassa professionale (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti…), in fattura compare il contributo integrativo della cassa, che di regola è obbligatorio anche per i forfettari. Nella fattura elettronica va compilato il blocco “Dati cassa previdenziale”. Le differenze tra le due voci sono spiegate in dettaglio nell’articolo su rivalsa INPS e contributo integrativo.

Esempio completo: grafica freelance in forfettario

Giulia è una grafica in forfettario, iscritta alla Gestione separata. Fattura a un’agenzia di Milano un progetto di identità visiva da 1.500 euro, con rivalsa INPS 4% e bollo riaddebitato.

VoceImporto
Compenso progetto logo e linee guida1.500,00 €
Rivalsa INPS 4% (1.500 × 4%)60,00 €
IVAnon applicata
Imposta di bollo (riaddebito)2,00 €
Totale da pagare1.562,00 €
Ritenuta d’accontonon applicata

Passo per passo: 1.500 × 4% = 60 euro di rivalsa; 1.500 + 60 = 1.560 euro; più 2 euro di bollo = 1.562 euro. L’agenzia bonifica 1.562 euro, senza trattenere nulla, perché in fattura ci sono entrambe le diciture.

Con un cliente in regime ordinario la stessa prestazione costerebbe di più (con IVA al 22%) e il cliente tratterrebbe il 20%: il confronto è nell’articolo sulla ritenuta d’acconto in fattura.

FATTURA
Compenso + rivalsa + bollo: nessuna IVA, nessuna ritenuta.

Quando la fattura va al privato o all’estero

Con un privato consumatore la fattura è la stessa: niente IVA, niente ritenuta (il privato non sarebbe comunque sostituto d’imposta) e bollo da 2 euro sopra 77,47 euro. Nella fattura elettronica il codice destinatario è 0000000 e indichi il codice fiscale del cliente. Consegna sempre una copia di cortesia in PDF, perché il privato raramente consulta il portale dell’Agenzia.

Con un cliente estero le regole cambiano a seconda che il cliente sia un’impresa o un privato e del tipo di servizio. In generale, per i servizi resi a imprese di altri Paesi UE l’operazione non è soggetta a IVA italiana e la fattura riporta una dicitura diversa, spesso legata all’inversione contabile. Anche il forfettario deve gestire questi casi con attenzione, per esempio iscrivendosi al VIES quando serve: è un tema da chiarire con il commercialista prima della prima fattura estera.

Un’ultima regola pratica riguarda i tempi. La fattura elettronica va trasmessa allo SdI entro i termini previsti per l’emissione: se il servizio è concluso e pagato, non aspettare la fine del mese. Tenere un numero progressivo per anno solare, senza salti né duplicati, ti evita problemi in caso di controllo e rende più semplice ritrovare ogni documento.

Infine, ricordati che il totale incassato dal forfettario è tutto “tuo”: non ci sono IVA da versare né ritenute da recuperare. Proprio per questo conviene accantonare ogni mese una quota per l’imposta sostitutiva e i contributi, calcolata sul coefficiente di redditività della tua attività.

Errori frequenti

  • Aggiungere l’IVA “per abitudine”: se il forfettario addebita IVA, la deve comunque versare.
  • Dimenticare la dicitura sulla ritenuta: il cliente trattiene il 20% e poi va recuperato.
  • Calcolare la ritenuta sulla rivalsa: nel forfettario la ritenuta non c’è proprio.
  • Dimenticare il bollo: se l’imposta non viene indicata, l’Agenzia la integra nell’elenco trimestrale e può chiedere sanzioni.
  • Mandare solo il PDF: dal 2024 la fattura valida è l’XML inviato allo SdI; il PDF è solo una copia di cortesia.

Preparare la fattura con Invoiceferry

Con Invoiceferry imposti l’IVA a 0, aggiungi la riga “Rivalsa INPS 4%” come contributo previdenziale e incolli le due diciture nelle note. Puoi scaricare il PDF e anche il file XML FatturaPA. Invoiceferry non trasmette il file allo SdI: l’XML va caricato tu stesso nel portale Fatture e Corrispettivi o inviato con il tuo intermediario.

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Domande frequenti

Il forfettario deve mettere la marca da bollo sulla fattura?

Sì, se la fattura supera 77,47 euro: senza IVA si applica il bollo di 2 euro. Nella fattura elettronica si indica nel campo Bollo virtuale e si paga con F24 trimestrale.

Posso addebitare la rivalsa INPS 4% da forfettario?

Sì, se sei iscritto alla Gestione separata. È facoltativa, va concordata con il cliente e conta come compenso per l’imposta sostitutiva e per il limite di 85.000 euro.

Il cliente può applicarmi la ritenuta d’acconto?

No. I compensi dei forfettari non sono soggetti a ritenuta; indicalo in fattura con il riferimento all’articolo 1, comma 67, della legge 190/2014.

Il forfettario deve emettere la fattura elettronica?

Sì, dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica tramite SdI, indipendentemente dai ricavi.

Fonti e approfondimenti

Le pagine ufficiali e le letture usate per questo articolo. Le regole cambiano: verifica la fonte prima di fidarti di un dettaglio.

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